La famiglia sta
attraversando una fase storica nella quale si sovrappongono e si intersecano
fra loro variabili complesse: la riduzione del numero dei suoi membri dovuta al
minor tasso di natalità ed all’aumento delle separazioni e dei divorzi, le
caratteristiche della condizione femminile, ove
la donna occidentale è pressata dalla “doppia presenza”, della carriera
e della famiglia e, non ultimo, lo sbilanciamento della piramide demografica
con un aumento del numero degli anziani sul totale della popolazione che fa sì
che una famiglia possa trovarsi a dover
accudire anche a 3 – 4 persone anziane contemporaneamente, sono indubbi
elementi di crisi del sistema familiare.
Contestualmente,
l’offerta crescente dei servizi domiciliari
di cura non riesce a tenere il passo con la domanda di assistenza che
presenta un incremento costante ed incontrollato, sia in termini di quantità
(numero di anziani che versano in situazioni di bisogno), che di intensità
(numero di ore di intervento necessarie per soddisfare il bisogno). La durata
delle prestazioni fornite dal Servizio di Assistenza Domiciliare è, nella
stragrande maggioranza dei casi, di un’ora al giorno per sei giorni la
settimana per ciascun cittadino anziano in carico. Le prestazioni erogate, se pur con elevata valenza professionale,
coprono un arco di tempo breve o brevissimo e non sono, evidentemente in grado di soddisfare i bisogni
assistenziali continuativi espressi dall’anziano parzialmente o totalmente non
autosufficiente.
Il complesso
intreccio di queste variabili ha determinato la diffusione di un fenomeno di
tipo nuovo: il cosiddetto “badantato”, ovvero il mercato spesso sommerso dei
servizi di cura alimentato dall’offerta di lavoro proveniente dai paesi
extracomunitari,.
La “badante”
costituisce oggi una componente del sistema
dei servizi alla persona, se non addirittura la componente maggioritaria
dopo la famiglia: è impegnata nell’assistenza a domicilio mediamente dalle 6
alle 24 ore al giorno per sei giorni la settimana, con un conseguente volume orario
di prestazioni alla persona tra le 6 e le 24 volte superiore a quello erogato
dal servizio pubblico.
“L’attività delle
badanti costituisce, dopo l’impegno diretto dei familiari, il servizio di
welfare più utilizzato dalla popolazione anziana non autosufficiente e loro
familiari”.
La diffusione
dell’evento non significa, naturalmente, che non vi siano al suo interno
svariati elementi di criticità: la scarsa o nulla preparazione specifica delle
persone che prestano assistenza, la limitata propensione ad essere vincolate da
un contratto di lavoro stabile, le variabili insite nel mercato del lavoro e, non ultimo, il complesso ed
articolato rapporto che si instaura con
la persona anziana e con i suoi famigliari
rendono il fenomeno estremamente delicato.
Il numero di
“badanti” impegnate nell’assistenza agli anziani presenti sul territorio del
C.I.S.S. non è, oggi, quantificabile,
anche per la presenza, come si è visto di una consistente quota di lavoro
sommerso.
Nello svolgimento
della propria attività, gli operatori del Servizio di Assistenza Domiciliare
incontrano quotidianamente le “badanti” nelle abitazioni dei propri reciproci
assistiti e con esse interagiscono, in un complesso e delicato sistema di
relazioni che vede coinvolti gli anziani destinatari degli interventi e i loro
familiari.
Le prestazioni che
vengono richieste al personale badante sono anche di elevato contenuto
assistenziale e sanitario (igiene personale completa, controllo assunzione
farmaci, piccole medicazioni, iniezioni ecc); inoltre la stessa si fa carico di persone anziane non
autosufficienti che vivono sole e
sovente si trova a dover prestare
assistenza in modo continuativo nell’arco della giornata.
Il coinvolgimento
di questa figura nel progetto di cura per il mantenimento a domicilio di
persona anziana non autosufficiente è, probabilmente, una delle sfide che il
servizio pubblico si troverà a dover affrontare nel prossimo futuro.
C. Ranci ha
evidenziato in un recente studio sui servizi di assistenza agli anziani in
Italia ed in Europa “l’importanza che le
politiche sociali sappiano regolare ed integrare la capacità di cura delle
famiglie con le risorse oggi disponibili sul mercato entro sistemi locali
davvero integrati fra loro” .
Nell’ambito del
progetto “Cure Domiciliari”, il Consorzio, consapevole del fatto che un nuovo modello di organizzazione dei
servizi a sostegno della domiciliarità deve esperire dei tentativi per il
coinvolgimento della figura della
badante nel progetto assistenziale, ha previsto due azioni innovative:
-
l’istituzione di un “Registro
Consortile delle Assistenti Familiari” (badanti);
-
il rimborso del 50% degli oneri
previdenziali ed assistenziali dovuti per l’assunzione di Assistente Familiare
(Badante), regolarmente iscritta al Registro Consortile.
Azione n. 1. Il
Consiglio di Amministrazione del
C.I.S.S. di Chivasso, con proprio atto deliberativo
ha realizzato attraverso l’istituzione del “Registro Consortile Assistenti
Familiari (badanti)” un progetto di accreditamento individuale per l’iscrizione
di cittadini italiani residenti nei comuni del Consorzio e cittadini stranieri
in possesso di regolare permesso di
soggiorno, disponibili a prestare assistenza a persone anziane residenti sul
territorio del C.I.S.S., o che abbiano già esperienza in questo settore.
Il Registro è
articolato in due sezioni, Disabili ed Anziani: una specifica commissione di
esperti, composta da un operatore O.S.S. e l’operatore adibito allo “Sportello
Sociale” del C.I.S.S per l’accoglienza e il “primo filtro” delle richieste, valuta le competenze delle persone interessate
attraverso più strumenti: i titoli di studio posseduti, i curricula scolastici
e formativi, le esperienze fatte e documentabili e semplici test attitudinali.
Se l’esito è positivo o parzialmente positivo, si procede alla “certificazione
delle competenze” attraverso l’iscrizione dell’interessato al Registro
Consortile; l’iscrizione ha validità
annuale.
Al 31.12.2005
risultavano iscritti al Registro n. 25
cittadini, di cui n. 6 di cittadinanza italiana.
Il Registro
risponde a due precise esigenze: da una parte aiutare la famiglia che, spesso improvvisamente, si
trova a dover prestare assistenza al proprio congiunto, nella ricerca di
personale “badante” a supporto, fornendo
nominativi selezionati ed accreditati. Contestualmente, l’iscrizione al
Registro Consortile è possibile permette di accedere gratuitamente al primo
modulo formativo del corso per Operatori Socio Sanitari, per cui le persone
iscritte, oltre ad essere “riconosciute” per il loro ruolo, hanno la
possibilità di migliorare la propria capacità di assistenza e cura all’anziano non autosufficiente attraverso
una formazione di base che dà facoltà, in tempi successivi di acquisire eventualmente il titolo di O.S.S.