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La famiglia sta attraversando una fase storica nella quale si sovrappongono e si intersecano fra loro variabili complesse: la riduzione del numero dei suoi membri dovuta al minor tasso di natalità ed all’aumento delle separazioni e dei divorzi, le caratt

La famiglia sta attraversando una fase storica nella quale si sovrappongono e si intersecano fra loro variabili complesse: la riduzione del numero dei suoi membri dovuta al minor tasso di natalità ed all’aumento delle separazioni e dei divorzi, le caratteristiche della condizione femminile, ove  la donna occidentale è pressata dalla “doppia presenza”, della carriera e della famiglia e, non ultimo, lo sbilanciamento della piramide demografica con un aumento del numero degli anziani sul totale della popolazione che fa sì che una famiglia possa trovarsi  a dover accudire anche a 3 – 4 persone anziane contemporaneamente, sono indubbi elementi di crisi del sistema familiare.

Contestualmente, l’offerta crescente dei servizi domiciliari  di cura non riesce a tenere il passo con la domanda di assistenza che presenta un incremento costante ed incontrollato, sia in termini di quantità (numero di anziani che versano in situazioni di bisogno), che di intensità (numero di ore di intervento necessarie per soddisfare il bisogno). La durata delle prestazioni fornite dal Servizio di Assistenza Domiciliare è, nella stragrande maggioranza dei casi, di un’ora al giorno per sei giorni la settimana per ciascun cittadino anziano in carico. Le prestazioni erogate,  se pur con elevata valenza professionale, coprono un arco di tempo breve o brevissimo e non sono, evidentemente  in grado di soddisfare i bisogni assistenziali continuativi espressi dall’anziano parzialmente o totalmente non autosufficiente.

Il complesso intreccio di queste variabili ha determinato la diffusione di un fenomeno di tipo nuovo: il cosiddetto “badantato”, ovvero il mercato spesso sommerso dei servizi di cura alimentato dall’offerta di lavoro proveniente dai paesi extracomunitari,.

La “badante”[1] costituisce oggi una componente del sistema  dei servizi alla persona, se non addirittura la componente maggioritaria dopo la famiglia: è impegnata nell’assistenza a domicilio mediamente dalle 6 alle 24 ore al giorno per sei giorni la settimana, con un conseguente volume orario di prestazioni alla persona tra le 6 e le 24 volte superiore a quello erogato dal servizio pubblico.

“L’attività delle badanti costituisce, dopo l’impegno diretto dei familiari, il servizio di welfare più utilizzato dalla popolazione anziana non autosufficiente e loro familiari”[2].

La diffusione dell’evento non significa, naturalmente, che non vi siano al suo interno svariati elementi di criticità: la scarsa o nulla preparazione specifica delle persone che prestano assistenza, la limitata propensione ad essere vincolate da un contratto di lavoro stabile, le variabili insite nel mercato del lavoro  e, non ultimo, il complesso ed articolato  rapporto che si instaura con la persona anziana e con i suoi famigliari  rendono il fenomeno estremamente delicato.

Il numero di “badanti” impegnate nell’assistenza agli anziani presenti sul territorio del C.I.S.S. non è, oggi,  quantificabile, anche per la presenza, come si è visto di una consistente quota di lavoro sommerso.

Nello svolgimento della propria attività, gli operatori del Servizio di Assistenza Domiciliare incontrano quotidianamente le “badanti” nelle abitazioni dei propri reciproci assistiti e con esse interagiscono, in un complesso e delicato sistema di relazioni che vede coinvolti gli anziani destinatari degli interventi e i loro familiari.

Le prestazioni che vengono richieste al personale badante sono anche di elevato contenuto assistenziale e sanitario (igiene personale completa, controllo assunzione farmaci, piccole medicazioni, iniezioni ecc); inoltre la stessa  si fa carico di persone anziane non autosufficienti  che vivono sole e sovente  si trova a dover prestare assistenza in modo continuativo nell’arco della giornata.

Il coinvolgimento di questa figura nel progetto di cura per il mantenimento a domicilio di persona anziana non autosufficiente è, probabilmente, una delle sfide che il servizio pubblico si troverà a dover affrontare nel prossimo futuro.

C. Ranci ha evidenziato in un recente studio sui servizi di assistenza agli anziani in Italia ed in Europa  “l’importanza che le politiche sociali sappiano regolare ed integrare la capacità di cura delle famiglie con le risorse oggi disponibili sul mercato entro sistemi locali davvero integrati fra loro” [3].

Nell’ambito del progetto “Cure Domiciliari”, il Consorzio, consapevole del fatto  che un nuovo modello di organizzazione dei servizi a sostegno della domiciliarità deve esperire dei tentativi per il coinvolgimento della  figura della badante nel progetto assistenziale, ha previsto due azioni innovative:

-         l’istituzione di un “Registro Consortile delle Assistenti Familiari” (badanti);

-         il rimborso del 50% degli oneri previdenziali ed assistenziali dovuti per l’assunzione di Assistente Familiare (Badante), regolarmente iscritta al Registro Consortile.

Azione n. 1. Il Consiglio di Amministrazione  del C.I.S.S. di Chivasso, con proprio atto deliberativo[4] ha realizzato attraverso l’istituzione del “Registro Consortile Assistenti Familiari (badanti)” un progetto di accreditamento individuale per l’iscrizione di cittadini italiani residenti nei comuni del Consorzio e cittadini stranieri in possesso di regolare  permesso di soggiorno, disponibili a prestare assistenza a persone anziane residenti sul territorio del C.I.S.S., o che abbiano già esperienza in  questo settore.

Il Registro è articolato in due sezioni, Disabili ed Anziani: una specifica commissione di esperti, composta da un operatore O.S.S. e l’operatore adibito allo “Sportello Sociale” del C.I.S.S per l’accoglienza e il “primo filtro” delle richieste,  valuta le competenze delle persone interessate attraverso più strumenti: i titoli di studio posseduti, i curricula scolastici e formativi, le esperienze fatte e documentabili e semplici test attitudinali. Se l’esito è positivo o parzialmente positivo, si procede alla “certificazione delle competenze” attraverso l’iscrizione dell’interessato al Registro Consortile; l’iscrizione  ha validità annuale.

Al 31.12.2005 risultavano iscritti al Registro n.  25 cittadini, di cui n. 6 di cittadinanza italiana.

Il Registro risponde a due precise esigenze: da una parte aiutare  la famiglia che, spesso improvvisamente, si trova a dover prestare assistenza al proprio congiunto, nella ricerca di personale “badante” a supporto, fornendo  nominativi selezionati ed accreditati. Contestualmente, l’iscrizione al Registro Consortile è possibile permette di accedere gratuitamente al primo modulo formativo del corso per Operatori Socio Sanitari, per cui le persone iscritte, oltre ad essere “riconosciute” per il loro ruolo, hanno la possibilità di migliorare la propria capacità di assistenza e cura  all’anziano non autosufficiente attraverso una formazione di base che dà facoltà, in tempi successivi di  acquisire eventualmente  il titolo di O.S.S.

 



[1] Va precisato che il termine “badante” è di uso comune; le esperienze che si stanno strutturando suggeriscono di sostituirlo con un altro, “Assistente Familiare” di fatto già formalmente utilizzato dal Consorzio nella gestione del Registro.

[2] C. Ranci, “Il welfare sommerso delle badanti”, 2002, sito internet

[3] C. Ranci (a cura di), L’assistenza agli anziani in Italia ed in Europa. Verso la costruzione di un mercato sociale dei servizi, Angeli, Milano, 2001.

[4] Deliberazione  di C. di A. n. 12 del 05.03.2004 – Progetto pilota “Assistenza a domicilio personalizzata: definizione azioni”

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